“La password del Louvre era Louvre“.
Così il giornale francese Liberation titolava a pochi giorni dal furto dei gioielli di Napoleone dal museo più famoso e visitato dal mondo. Oltre al danno la beffa, come si suol dire: non solo dei ladri si sono intrufolati nelle sale del museo praticamente indisturbati tramite una finestra lasciata aperta per arieggiare, e mentre le telecamere erano puntate su tutt’altri preziosi in pochissimi minuti hanno forato la teca, prelevato i monili e fuggiti indisturbati sugli Champs-Élysées.
Una falla di sicurezza acuita poi da ulteriori indagini invece sui sistemi informatici che proteggono il museo, il sistema di acquisto dei biglietti online, i dati di coloro che comprano sul sito del museo e anche il sistema informatico di accessi e permessi. Le evidenze hanno rivelato delle password debolissime, come il nome stesso del museo o del fornitore del sistema di protezione: degli errori da principianti per proteggere magari dei software molto sofisticati costati un patrimonio ai contribuenti francesi. E’ come se io installassi a casa mia una blindata ultra-resistente ma poi lasciassi la chiave di casa sotto lo zerbino!
Insomma, si rischiava un secondo tentativo di furto a distanza di poche settimane, un’opportunità golosa per una banda di ladri e hacker!
Di password e altri pericoli legati ad un uso poco attento di internet abbiamo parlato recentemente di fronte ad una platea di oltre 20 persone molto interessate e partecipi all’Università per tutte le età (UTEL) di Olgiate Olona. Argomenti come truffe online e privacy, fake news e disinformazione, interazioni sui social network, nonché quali password sono più sicure (spoiler: quelle lunghe, con lettere, numeri e simboli) sono stati adeguatamente sviscerati dai volontari di Progetto Nuova Vita.
Siamo molto soddisfatti di integrare alla nostra attività in laboratorio iniziative simili, volte a rendere la cittadinanza più consapevole e attenta circa i rischi informatici. In un mondo sempre più digitale, i ladri e i “furbetti” si sono spostati di fronte al computer, magari a migliaia di chilometri da casa nostra, per poter ingannarci e coglierci in fallo nei momenti di maggior vulnerabilità.





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